Ansia e fobie

Ansia buona o ansia cattiva?

 

Ognuno di noi prova o ha provato l’emozione di ansia.  A livelli moderati l’ansia può servire come spinta motivazionale, attivare il nostro organismo in modo da spingerci a “dare il meglio di noi stessi”. A livelli elevati, invece, l’ansia diventa incontrollabile e assume un effetto tutt'altro che positivo. Blocca, paralizza.

La differenza tra ansia buona ansia cattiva si sperimenta, ad esempio, a scuola. Avere un moderato livello d’ansia, in un’interrogazione, convoglia le risorse attentive su quello che si sta facendo, aiuta a “ripescare” nei meandri della memoria le informazioni, a esporle nel modo migliore possibile. Se invece l’ansia aumenta, quello che si sperimenta è semplicemente un blocco: non si riesce a parlare, non si riesce a ricordare né a trovare le parole per dire quel poco che siamo riusciti a recuperare dalla memoria.

Soffrire d’ansia, tuttavia, non vuol necessariamente dire avere un Disturbo d’Ansia. Esso, infatti, può essere associato a un’altra forma di disagio o disturbo psicologico (ad esempio, un disturbo dell’umore).

Le preoccupazioni più frequenti nei bambini e negli adolescenti riguardano le prestazioni scolastiche presenti e future, le prestazioni sportive, le relazioni sociali, la possibilità di subire aggressioni o del verificarsi di disastri naturali.

 

Inoltre, i ragazzi con un Disturbo d’Ansia Generalizzata vengono talvolta descritti come “piccoli adulti”, data la loro propensione ad angosciarsi per questioni non adatte alla loro età (ad esempio, il bilancio familiare, lo stato di salute della nonna o del fratellino).

Bambini e ragazzi possono rendersi conto che le loro preoccupazioni sono eccessive ma sentono di non essere in grado di controllarle.

Spesso, inoltre, bambini e ragazzi vulnerabili all’ansia presentano un’intolleranza dell’incertezza: non riescono a tollerare l’incertezza e l’impossibilità di controllare tutti gli eventi, presenti e futuri. Cercano quindi di evitare situazioni imprevedibili e incontrollabili, fonte d’ansia, cercando continuamente i dettagli di una circostanza per il bisogno di sapere che cosa potrebbe accadere loro, ponendo continue domande all’adulto, assumendo spesso un atteggiamento perfezionista nelle attività e aderendo strettamente alle regole.

Per alleviare le loro ansie, sono spinti a ricercare costantemente rassicurazioni (ad esempio, chiedono al genitore di rivedere i compiti a casa diverse volte, per assicurarsi che sia tutto perfetto) o assumono atteggiamenti controllanti sugli altri (ad esempio, chiamano i genitori più volte al giorno per assicurarsi che stiano bene).

Ciò che distingue le normali preoccupazioni e paure vissute durante l’infanzia dal Disturbo da Ansia Generalizzata vero e proprio è la compromissione del funzionamento in ambito sociale, scolastico e familiare, fonte di disagio o sofferenza per il ragazzo e chi gli sta intorno.

Ansia generalizzata

 

L’ansia generalizzata si manifesta con preoccupazioni eccessive e incontrollabili  rispetto a una grande quantità di eventi o attività quotidiane.

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1.  Sono sproporzionate.

La reazione emotiva è più intensa di una comune paura e non è giustificata dalla reale pericolosità dell’elemento che la scatena.

Tipici dell’ansia fobica sono i sintomi fisici con cui si esprime:  tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. 

2.   Sono irrazionali.  

Lontano dalla situazione fobica il bambino riconosce che la sua paura è esagerata, ma ciononostante non riesce né a eliminarla né a ridurla quando ne è in presenza.

3.   Sono persistenti.

Si verificano inevitabilmente quando si vede la  cosa temuta o al sol pensiero di poterla vedere.

Sono durature nel tempo, ma si modificano con la crescita nell'intensità della reazione e nel contenuto.

Tale malessere è così invalidante da spingere il bambino ad evitare le situazioni che potenzialmente lo porterebbero a contatto con lo stimolo fobico.

La tendenza ad evitare le situazioni o le condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti dell’ansia, in realtà può costituire un circolo vizioso: ogni evitamento, infatti, dà implicitamente al ragazzo una conferma della pericolosità della situazione che è riuscito a evitare e prepara l’evitamento successivo.

Questa spirale di evitamenti produce l’incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica stessa.

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Fobia specifica

 

Le fobie specifiche sono paure intense e circoscritte per un oggetto, un animale, una situazione, un evento sociale o un evento uno naturale.

 

Le fobie più comuni di bambini e ragazzi hanno come oggetto: animali, insetti, temporali, suoni forti, buio, sangue e ferite, visite mediche o dentistiche, altezza, luoghi chiusi.

Rispetto alle comuni paure, le fobie hanno tre caratteristiche distintive.

Ansia Sociale

 

Il disturbo d’ansia sociale, noto anche come fobia sociale, è una condizione di paura o ansia eccessiva per situazioni in cui ci si sente esposti al giudizio altrui

Bambini e adolescenti con disturbo d’ansia sociale sono eccessivamente preoccupati di poter fare qualcosa d’imbarazzante o umiliante e che, per questo, gli altri penseranno male di loro.

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Le situazioni temute sono quelle:

  • in cui si è osservati nello svolgimento di un’azione (ad esempio, parlare in pubblico, essere interrogati di fronte alla classe, scrivere alla lavagna, entrare in una stanza o in un’aula in cui tutti sono già seduti…)

  • in cui si interagisce con gli altri (parlare con coetanei e adulti, partecipare alle feste, lavorare in gruppi ed esprimere le proprie opinioni…).

La paura, in questo disturbo, è di non essere in grado.

Per questo sale la preoccupazione: ed ecco che alla paura di non essere in grado si aggiunge la paura che gli altri vedano o capiscano la propria ansia.

E’ importante distinguere il disturbo d’ansia sociale dalla semplice timidezza.

Nel disturbo d’ansia sociale paura e ansia sono percepite come incontrollabili, anche se i bambini più grandi spesso si rendono conto dell’irragionevolezza delle loro preoccupazioni.

Il disturbo causa una compromissione significativa nelle relazioni con i coetanei, nelle prestazioni scolastiche e nel funzionamento familiare

Se non trattato, può portare all’isolamento e alla depressione.

L’ansia da separazione è un fenomeno normalmente presente durante lo sviluppo neuropsicologico del bambino che, in genere, tende spontaneamente ad attenuarsi dopo i 2 anni; in genere scompare completamente prima dello sviluppo puberale.

Dopo i sei anni di età la persistenza di un’ansia da separazione intensa dalle figure significative è meritevole di un approfondimento psicologico.

I sintomi che definiscono l’ansia da separazione sono il timore costante ed eccessivo che possa accadere qualcosa di tragico a un genitore o a una persona di riferimento, o che si possa essere esposti a pericoli di vario genere quando si è soli

 

Questo si traduce in una certa difficoltà a lasciare i genitori, la persona di riferimento o l’abitazione; il bambino può lamentare sintomi e malesseri fisici  (mal di testa, mal di pancia, ecc.) ogni volta che ci si deve allontanare da casa, dai genitori o dalla persona di riferimento. 

Spesso, inoltre, si verifica una tendenza a richiedere attenzione e presenza costante di una figura significativa fino a risultare  “appiccicosi” e invadenti.

Quando costretto a restare solo o lontano da casa, il bambino può mostrare irrequietezza e forte malinconia.

I sintomi devono essere pervasivi e impedire al bambino  che ne soffre di dedicarsi alle comuni attività tipiche dell’età (impegni scolastici, sportivi, amicizie).

A differenza delle occasionali e lievi preoccupazioni che i bambini possono sperimentare durante l’allontanamento dai genitori, il disturbo d’ansia di separazione può influenzare notevolmente la vita di una persona, limitandone la capacità di impegnarsi in attività quotidiane. 

Spesso il disturbo si sviluppa in seguito ad un evento stressante o traumatico.

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Ansia da separazione

L’ansia da separazione si manifesta come un’eccessiva paura o ansia riguardante la separazione da casa o dalle figure di riferimento per il bambino.

 

Addirittura, chi ha un disturbo d’ansia da separazione può sperimentare un forte livello d’ansia e di agitazione solo anticipando mentalmente l’allontanamento da casa o dalla figura accudente.

Il fenomeno di mutismo non è attribuibile né a una disfunzione organica né un deficit del neurosviluppo: è un atteggiamento di risposta ad un forte stato emotivo legato all’ansia, in quella specifica situazione percepita come minacciosa. Il bambino si sente sopraffatto da uno stato ansioso difficile da gestire al punto che, come molti di loro dichiarano: “le parole proprio non vogliono uscire!”  Negli ambienti in cui, al contrario, sperimenta stati di benessere e sicurezza, il bambino risulta perfettamente in grado di comunicare ed esprimersi liberamente.

Questa condizione, nel bambino o nel ragazzo, interferisce con i risultati scolastici e con le relazioni sociali.

Una gran percentuale di questi bambini, circa il 90%, presenta in associazione al mutismo selettivo un quadro di fobia sociale. Essi appaiono, dunque, come estremamente timidi, timorosi e spaventati dall’eventualità di imbattersi in interazioni sociali nelle quali prevedono l’urgenza di dover parlare e comunicare, e, dunque, di essere giudicati.

Ci sono però delle condizioni in cui il mutismo selettivo non costituisce una condizione anomala. Uno tra tutti, è l’inizio della scuola (di solito il primo mese) o, in generale,  la fase d’inserimento in “contesto nuovo”.

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Mutismo selettivo

 

Con Mutismo Selettivo ci si riferisce a una condizione di costante incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche, nelle quali, invece, ci si aspetterebbe si parlasse (per esempio, a scuola).

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Il trattamento

 

In età evolutiva i disturbi d’ansia rappresentano la psicopatologia più comune. Tuttavia, avere un disturbo d’ansia in infanzia e adolescenza implica una significativa probabilità di mantenere/aggravare il disturbo d’ansia in età adulta o sviluppare un altro disturbo psichico più grave.

E’ quindi importante riconoscere e trattare al più presto il sintomo d’ansia. Ma in che modo?

Anzitutto, occorre aiutare il bambino o il ragazzo a moderare il livello di ansia, di modo che non interferisca eccessivamente con le sue attività quotidiane. Lo psicologo insegna quindi, a genitori e bambini, strategie di gestione dell’ansia.

D’altra parte, occorrerà comprendere cosa causi e alimenti il problema d’ansia. Perchè il bambino/il ragazzo è ansioso? Quale significato ha la sua ansia? Trovare una risposta a queste domande vuol dire capire il suo problema, e di conseguenza, capire come intervenire su di esso, per rendere il miglioramento profondo e duraturo.

Questi obiettivi vengono perseguiti all’interno di colloqui psicologici clinici, che spesso prevedono il coinvolgimento della famiglia o delle figure significative per il bambino/ragazzo.